E adesso sesso… due cuori e una cabina (forse!)

19 maggio 2016

È impossibile credere che non sia un obiettivo. È impossibile credere che non sia un desiderio. Chi sale a bordo, che sia dotato di cromosoma X o Y, non può che allungare da subito lo sguardo sui compagni di barca e capire se sarà l’istinto che porterà al desiderio o il desiderio che porterà all’istinto. Il fine è comunque lo stesso: sesso.

Il vento muove i capelli. Gli occhiali schermano la verità e fanno sentire più sicuri e belli. Il sole e il colore della pelle anche. La birra ci mette del suo. L’abbandono delle convenzioni pure. Vivere in costume libera ondate di testosterone nel sangue mandando in orbita il desiderio. Il muscolo sotto sforzo è al lavoro e tutta la fatica fatta in palestra finalmente giustificata. Per chi invece la palestra la trova inutile c’è una pancetta rassicurante (di solito quella di lui) in tutta la sua innaturale bellezza . De gustibus… Tutto, comunque, porta a lì, a quel volere.

La barca è una festa costante. Mutui, F24 e bollette finalmente degli sconosciuti. La gioia si sente sulla pelle come il vento sul corpo quando sei in navigazione. Basta poco. E poco è anche lo spazio di movimento. Incrociarsi, sfiorarsi, toccarsi è del tutto naturale. Gli sguardi sono continui. Inciampare negli occhi della tua futura lei o del tuo futuro lui è un attimo. E non importa se sarà per sempre. L’unica cosa che importa è qui, ora, adesso. La vacanza.

Ed è su questo lavoro di avvicinamento che si gioca il tutto. La strategia, la tecnica, l’esperienza accumulata grazie anche, perché no, ai 2 di picche ricevuti. Sull’arte del corteggiamento si gioca la propria natura di uomo. O di donna. Anche se, va detto, le quote rosa hanno sempre gioco facile, e ci mettono un attimo a far cadere la preda in trappola.

Ormai è solo questione di tempo, poco, perché il desiderio diventi realtà. Bisogna giusto superare l’ultimo ostacolo. Quale? Bhè, trovare un posto dove mescolare i propri corpi! Hai presente che stai condividendo uno spazio di 15 metri scarsi con altri 8 individui e sei pure circondato dal mare da tutti i lati? Sembrava tutto troppo facile eh?

Dove eravamo rimasti? Ah si! Le mani si toccano, le labbra si sfiorano. Il bacio è avanzato (il limone duro, per dirla da teenager). L’insieme dei corpi anche. Il sospiro aumenta. La barca in rada si muove dolce sulle onde, la mano la segue. Stop! Ognuno adesso immagini quello che vuole…

– Ora però, si va.
– Si, ma dove?
– Nella mia cabina?
– Sicuro? Il tuo compagno di cabina potrebbe arrivare da un momento all’altro!
– E se facessimo un tuffo in mare?
– Ma sei pazzo si gela! Magari meglio il tender che ne dici?
– Hmmmm. Non sarà scomodo?

Eccoci arrivati al punto. Dove fare sesso in barca?

Cabina di prua

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È quella più alta e spaziosa, comoda e appartata. La gente quando la barca è in rada sta in pozzetto. Che si trova a poppa. E di solito quando passa la serata lì lo fa facendo casino. Quindi la prua è perfetta. Si ma c’è un però. La paratia di legno che separa le due cabine di prua ha lo spessore di 1 centimetro e il legno ha tante buone qualità ma non se la gioca bene con la conduttura del suono. Semmai il suo contrario. Quindi la prua va bene a patto che sappiate gestire qualsiasi rumore. Un sussulto improvviso, un decibel di troppo gradito alle parti coinvolte, possono essere un segnale chiaro. Per proteggere la privacy  il consiglio è trattenersi dal dare colpi alla suddetta paratia. Altrimenti suonerà come un’ufficializzazione.

Cabine di poppa

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Qui la paratia non esiste. Cioé esiste tecnicamente, ma fra voi e l’altra cabina c’è il motore. Direi abbastanza, anche se è spento, per non dare noia ai vicini di letto. Tutto perfetto quindi? Più o meno. Infatti la festa della gente in pozzetto è propria sopra di voi. E la privacy, sempre che vi interessi, presuppone la chiusura degli oblò. In questo caso siete a posto, soprattutto se siete di quelli per cui il sudore contribuisce ad esaltare il piacere dello scambio di liquidi e quant’altro col partner.

Nel cala vele

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Diciamolo chiaramente il calavele è un esercizio di equilibrismo alla Circo Orfei che vi farà ricordare più la situazione che il piacere dell’esperienza. Per chi non lo sapesse, si trova a prua, e serve appunto per calarci dentro le vele. Di solito quindi è stretto e profondo. Potrebbe essere un’idea, ma l’attività in realtà si presta meglio a quei sfregamenti e strusciamenti improvvisi dettati da un raptus di passione inarrestabile.

In pozzetto

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Qui sarete soli, solo le stelle vi guarderanno. Ma dovrete aspettare che tutti vadano a letto. Solo così, sdraiati per terra, coperti giusto se vi va da un lenzuolo o da un sacco a pelo, potrete provare una delle più incredibili esperienze della vostra vita. Con il vento che passa fra di voi ricaricando con la sua energia i vostri corpi. Svantaggi? Uno solo: l’attesa. Ma non stupitevi se il mattino dopo insieme ad una buona dose di crema abbronzante, dovrete portare con voi anche una riserva di fazzolettini di carta per soffiarvi il naso.

Sul boma (quando la randa è giù!)

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L’idea è bellissima ma è ai limiti della praticità. Rimarrà però nella vostra futura memoria incisa ed eterna come la Stele di Rosetta. Non è certo il posto più confortevole, ma il suo fascino compensa a qualche scomodità. Lo spazio è quello che è, e qualche volta questo aiuta. Inoltre potreste dover fare qualche sacrificio. Tipo rinunciare a una di quelle serate di baldoria a terra che si protraggono fino a notte inoltrata per avere la barca tutta per voi.

Tender questo meraviglioso oggetto

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Basta, troppo caos a bordo! Noi ci facciamo un giro in tender.” Se la serata è alla fine, e il fondamentale mezzo di collegamento con la terra è attaccato alla barca dovrete cogliere il momento. Il buio (se in rada ovvio è notte), sarà macchiato unicamente dalle luci di fonda delle barche e da qualche lontano riflesso del chiringuito sulla spiaggia. Bisogna saperci fare col tender (l’autorizzazione dello skipper è necessaria). Ma nel caso sarà bellissimo, bagnatissimo e divertentissimo. Il tender è la forma marina della camporella terrestre. Come resistere?

A terra

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Essendo uomini di mare, che la terra la vedono dall’acqua, non abbiamo suggerimenti da dare. Ma per arrivare su una spiaggia isolata 0 in mezzo a qualsiasi altro posto che vi ispira per dedicarvi a quello che desiderate fare, vi servirà molto probabilmente il tender. E quindi bravi se riuscite a resistere senza fermarvi al punto precedente. Se è giorno, beh cambia tutto, e sarà un bel tuffo in acqua che vi scalderà gli animi. Al di sotto del livello del mare tutto è possibile.

E comunque sia chiaro. Questa lista semiseria e un po’ goliardica non vuole essere un’elenco esaustivo delle possibilità né una guida pratica.  Non vogliamo insegnarvi nulla né porre limiti alla vostra fantasia. Anzi! Cercate, provate, giocate… e fateci sapere!

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