Anatomia metafisica di una flottiglia in barca a vela

10 ottobre 2016

Se pensate di sapere che cosa è una flottiglia siete fuori strada.

Se avete già vissuto una flottiglia, o se qualcuno ha provato a raccontarvela siete persi più di prima.

Perché una flottiglia non è definibile. E non lo è perché è fatta dalle persone che la compongono. Difficile o troppo metafisica come idea? Forse, ma è la verità. La flottiglia è un insieme di barche che si muovono insieme e che passano insieme con la parola che si ripete non a caso per sottolinearne il valore comunitario, una settimana o più di tempo. E questo è l’unico dato di fatto e quindi certo. Perché la flottiglia è una comunità non stanziale, ma ovviamente viaggiante. Ed essendo una comunità risente pesantemente dell’influenza delle persone che ne fanno parte attivamente. Perché queste persone, che spesso non si conoscono prima di salire a bordo, dovranno condividere abitudini, gusti e passioni spesso diversi in uno spazio comune per tutta la vacanza in barca a vela.

Stop.

Per il resto, è un insieme di umori, caratteri, aspettative, sogni, voglie, idee. Nella flottiglia vince però sempre il mix e quindi in buona parte il caso. È cioé un cocktail dove ognuno ha il ruolo fondamentale dell’ingrediente che rappresenta e di cui lo skipper (questo sconosciuto) non è altro che il bar tender. Dai, forse così ci siamo spiegati meglio.

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Ma che cosa si fa in una flottiglia?

Prima di tutto e soprattutto si fa casino. Perché la sensazione è quella della libertà di potere fare tutto e di farlo con persone che non ti conoscono, (via a tutte le maschere del personaggio che ogni giorno volgiamo rappresentare di noi stessi) in un luogo insolito come una rada o in mezzo al mare e senza la corazza dell’abbigliamento che prima di vestire te vuole vestire quello che vuoi far credere di essere. La flottiglia invece ti mette a nudo, se non altro di certo in costume, e ti spoglia dagli orpelli inutili portandoti diritto all’essenza della ragione per cui l’hai scelta: d-i-v-e-r-t-i-r-t-i!

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In una flottiglia puoi inventarti un nuovo personaggio, imporre il tuo carattere, oppure lasciarti portare dal flusso e dall’energia degli altri. È come correre in discesa, devi solo stare attento a non esagerare con il rischio di cadere, ma a parte questo tutto è facile. In questo kibbutz mosso dal vento e non stanziale non c’è di certo l’auto produzione dei beni di prima necessità, ma c’è il concetto di condividere tutto. E il piacere di condividerlo con gli ospiti dell’altra barca che si sono imbarcati con la tua stessa idea di vacanza, con le stesse aspettative. La tua cambusa sarà la loro cambusa, le tue sigarette saranno le loro sigarette, la tua barca sarà la loro barca, la tua musica sarà la vostra musica. Tutto è sharato, condiviso, donato, usato.

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Ma che cosa succede a bordo?

Tutto quello che il destino vorrà o che vorranno le persone che la abitano. Perché va detto che la flottiglia non è sempre e solo bordello e casino. Anche se queste sono le due espressioni più evidenti della voglia di divertirsi. Essendo un esperimento di “socialità liquida”, parafrasando liberamente Zygmunt Bauman, la flottiglia fluttua fra la tendenza naturale di tante persone felici di fare casino e i momenti più intimi di quelli che desiderano ritagliarsi uno spazio per pensare e sottrarre tempo al casino. Come detto è la gente che fa la flottiglia, e nel macrocosmo del caos di 80 persone (una media di 10 a barca), si creeranno dei microcosmi di pace e intimità. Dei micromondi che troveranno il piacere di isolarsi o appartarsi.

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Per fare cosa dipende da te.

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